© Floating Light (Foshan) Film and Culture
Una meditazione filmica sulla Cina rurale agli albori del cambiamento socio‑economico, premiata alla Berlinale75
Sheng xi zhi di: elegia rurale e memoria collettiva nel cinema di Huo Meng
Negli ultimi cinquant’anni la Cina ha conosciuto uno dei più imponenti spostamenti demografici della storia: milioni di persone (ci sono stime che parlano di oltre 300) hanno lasciato le aree rurali per trasferirsi nelle città, poi divenute megalopoli costiere, ridisegnando irreversibilmente la mappa umana del paese. Non solo. Questa trasformazione spaventosa e allo stesso tempo silenziosa, ha svuotato villaggi, sciolto comunità, modificato relazioni famigliari. Stravolto il rapporto con la terra.
Living the Land (Sheng xi zhi di), secondo lungometraggio del regista cinese Huo Meng, presentato in concorso a questa 75ª Berlinale, si inserisce in questo spazio storico con una profonda nostalgia.
Ambientato nei primi anni Novanta in un villaggio dell’Henan, il film segue le giornate di Xu Chuang, un bambino di dieci anni che vive con i nonni mentre i genitori lavorano. Intorno a lui si muove una collettività rurale ancora intatta ma già attraversata da crepe cui manca, ancora, la consapevolezza. La fatica nei campi, i rituali familiari, le celebrazioni pubbliche, tutto si svolge con un’armonia apparente che lentamente si incrina sotto il peso delle trasformazioni in arrivo. Non ci sono svolte narrative nette, né conflitti plateali: Living the Land svela la sua potenza poetica nel disvelare il punto di rottura.
In altre parole, lo sguardo si sofferma su ciò che è lasciato, ma anche sul vuoto della partenza. Ovvero, denuncia la modernizzazione senza mostrarla, il quel preciso istante dove l’assenza di grattacieli sciocca più della loro presenza.
La regia di Huo Meng, premiata con l’Orso d’Argento (miglior regia), è di una sobrietà quasi ascetica. La fotografia, fondamentale per cogliere il cuore della denuncia, invita a osservare più che a ragionare. Il lavoro sulla luce naturale, sulla durata dei piani e sulla composizione del quadro evoca un cinema poco spettacolare, dove la terra non è lo sfondo, ma la protagonista. L’attenzione alla ruvida materia, fatta di fango, corpi e di respiro del paesaggio, ricorda a tratti Olmi, ma trova una sua cifra stilistica nella realtà cinese.
Il film, fortunatamente, non indulge nella retorica e non idealizza la vita contadina in opposizione alla città. Mostra, invece, la trasformazione sociale e la conseguente perdita (non sempre visibile) dei ritmi e forse anche dei silenzi. Lontano da ogni sociologismo, Living the Land è un’opera sensoriale, capace di rendere tangibile il mutamento attraverso il semplice svuotarsi di una casa. In questo senso, è un film politico senza essere ideologico, radicalmente inattuale, interrogando la memoria collettiva di un paese forse troppo indaffarato a dimostrare qualcosa. E nella lentezza dei suoi fotogrammi si percepisce qualcosa di raro: la possibilità che il cinema non corra dietro alla storia, ma la segua in punta di piedi.
Sheng xi zhi di / Living the Land
di Huo Meng (regia, sceneggiatura)
con Wang Shang, Zhang Chuwen, Zhang Yanrong, Zhang Caixia, Cao Lingzhi, Zhou Haotian, Jiang Yien, Wan Zhong, Mao Fuchang, Yang Kaidong
Repubblica Popolare Cinese, 2025 – 132 minuti – Colore – Versione originale in mandarino
Prima mondiale
Scheda sul sito della Berlinale
Credits principali
Regia: Huo Meng
Sceneggiatura: Huo Meng
Direzione della fotografia: Guo Daming
Montaggio: Huo Meng
Musica: Wan Jianguo
Sound design: Li Tao
Scenografia: Yu Shuyao
Casting: Cui Yuanyuan
Produttore: Zhang Fan
Produttori esecutivi: Wang Jun, Jiang Hao, Yao Chen, Cai Yuan
Co-produttori: Xu Chunping, Liu Junhe, Liu Yi, Zeng Jiyuan
Produzione
Floating Light (Foshan) Film and Culture
Shanghai Film Group
Phoenix Legend Films
Bad Rabbit Pictures
Lianray Pictures
Vendite internazionali
m-appeal
Francesco Pensovecchio, classe 1969, è giornalista e risiede a Palermo. È Editor-in-Chief di Cinema & Berlinale. Ha collaborato con varie testate tra cui Wineinsicily per Assovini Sicilia, Slow Food Italia, Giunti Editore, Giornale di Sicilia, Gambero Rosso, Falstaff e Cronache di Gusto. Segue attivamente la Berlinale dal 2011.



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