In una Seul distante dagli scenari del Gangnam Style, Gamhee (Kim Minhee) – una giovane donna e moglie di un uomo d’affari – incontra tre donne nella periferia della capitale. Una sequenza di sliding-doors che modifica il suo approccio con l’esistenza, in cui l’unico scopo della vita sarà quello di superarla, come una malattia, nella forma che assumerà di volta in volta, senza avere paura di nulla: desiderando tutto, pur restando indifferenti a tutto. Un primo e un secondo incontro nelle abitazioni delle amiche; il terzo, con una conoscenza più antica, incontrata per caso in un cinema indipendente.

Domangchin Yeoja (The Woman Who Ran) è il ventiquattresimo lavoro del magistrale regista Hong Sangsoo. Un taglio ancor più minimalista, che rimarca maggiormente uno stile già scarno e scevro da ogni paradigma del completamento. Prolungate riprese, così come i dialoghi e gli zoom, un “piano lentezza” che magnifica la sua natura nei vari appuntamenti, contrappuntistiche ripetizioni con deboli variazioni. La struttura euritmica del film è scandita da reciprocità indesiderate con uomini risentiti e rifiutati: aggettivi che ben si addicono alle conversazioni di Gamhee.
Il titolo resta enigmatico per una pellicola che smembra l’attuale condizione (dis)umana, inabile a esprimersi e incapace di comunicare. Forse non a caso, la scena più accessibile è la lagnanza di un vicino infastidito dai gatti e dal supporto – in termini di cibo – ad essi fornito; lagnanza che trova un orientale, flemmatico, rifiuto. Alla scena, segue un primo piano di alcuni lunghissimi secondi sull’ignaro e serafico felino che riesce a strappare al pubblico un applauso liberatorio.
Domangchin Yeoja è, in conclusione, un film misterioso e singolare a modo suo, che implica ancora una volta un numero infinito di mondi possibili in cui tutte le cose sono uguali pur essendo diverse. E che noi non siamo obbligati né a comprendere né a seguire.
Come in First Cow di Kelly Reichardt, anche in The Woman Who Ran il racconto procede per piccoli gesti, incontri apparentemente marginali e dialoghi minimi, affidando al tempo e alle pause il compito di dare forma alle relazioni (qui la nostra recensione di First Cow).
Aggiornamento 2025: The Woman Who Ran (La donna che fuggiva) di Hong Sang-soo, film del 2020 premiato a Berlino, sebbene non distribuito tradizionalmente, ha avuto una sua diffusione in Italia, principalmente attraverso proiezioni speciali e festival, come il Florence Korea Film Fest, ed è stato trasmesso in prima visione su Rai3 il 6 giugno 2025.
Domangchin yeoja
The Woman Who Ran | Die Frau, die rannte
Origine: Repubblica di Corea, 2019
Lingua: coreano
Durata: 77 min
Anteprima: mondiale
Con:
Kim Minhee (Gamhee)
Seo Younghwa (Youngsoon)
Song Seonmi (Suyoung)
Kim Saebyuk (Woojin)
Lee Eunmi (Youngji)
Kwon Haehyo (Mr. Jung)
Shin Seokho (Cat Man)
Ha Seongguk (Young Poet)
Produzione: Jeonwonsa Film Co. Production, Seoul, Korea
World sales: Finecut – Seoul, Republic of Korea
La pagina sul sito della Berlinale






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