Geheimnisse einer Seele di Georg W. Pabst © Fondazione Murnau
Berlinale Classics presenta “Geheimnisse einer Seele”, pionieristico film muto del 1926 tra sogno, trauma e psicoanalisi.
In che anno il cinema scoprì l’inconscio? Era il 1926, il film “I segreti dell’anima”
Geheimnisse einer Seele (I segreti dell’anima, 1926) di Georg Wilhelm Pabst è una interessante singolarità nella storia del cinema. Innanzitutto è uno dei primi film a tentare, in modo esplicito e sistematico, di tradurre la psicoanalisi in racconto cinematografico, trasformandolo nel vero e proprio sviluppo narrativo.
La storia è quella di Martin Fellman, un chimico borghese che, dopo aver assistito a un omicidio in un vicino appartamento, sviluppa una fobia ossessiva per i coltelli e impulsi violenti verso la moglie. Un disturbo apparentemente irrazionale che incrina il quotidiano e lo spinge a rivolgersi a uno specialista, uno psichiatra. Il percorso terapeutico diventa così il fil-rouge del film, scandito tra momenti di realismo domestico e sequenze oniriche stilizzate, in cui sogni, traumi e desideri rimossi trovano una traduzione visiva. Sino ad allora inedita.
Pabst costruisce queste scene analiticamente: immagini simboliche, montaggi discontinui e deformazioni dello spazio cercano di rendere visibile ciò che, per definizione, non lo è. È qui che Geheimnisse einer Seele tenta un gesto ambizioso: fare del cinema uno strumento capace di rappresentare l’inconscio.
Per la realizzazione del film Pabst si avvalse della consulenza di Karl Abraham e Hanns Sachs, due psicoanalisti nientepopodimeno che vicini a Sigmund Freud. Nota di colore: lo stesso Freud, però, rifiutò di collaborare, convinto che il cinema non potesse restituire la complessità delle sue teorie. Questa distanza è velatamente percepibile nel film, che semplifica alcuni passaggi e conduce lo sviluppo della storia verso una risoluzione più ordinata di quanto la psicoanalisi reale suggerirebbe. Ma è proprio questo scarto tra ambizione e forma cinematografica a rendere il film interessante.
Nato come film muto, Geheimnisse einer Seele non disponeva di una colonna sonora, come la intendiamo oggi: spesso negli anni Venti le proiezioni erano accompagnate da musiche dal vivo variabili, mai fissate in una versione definitiva.
La presentazione alla Berlinale proporrà pertanto delle musiche completamente nuove e commissionata per l’occasione al compositore sudcoreano Yongbom Lee. In dettaglio, l’accompagnamento, eseguito dal Broken Frames Syndicate, è innovativo e concepito come una performance dal vivo che affianca all’esecuzione acustica una componente elettronica generata in tempo reale dall’attività cerebrale della violista. L’idea sottostante è riattivare il nucleo concettuale del film, e cioè tradurre le emozioni in onde sonore, rendendo la proiezione un’esperienza unica.
Per quanto accennato, a quasi un secolo dalla sua uscita del film, il suggerimento che vi diamo è di interpretare questa pellicola come un primo tentativo di entrare nella mente del personaggio attraverso le immagini. Le soluzioni visive adottate anticiperanno sviluppi che diventeranno centrali nel cinema psicologico, nel surrealismo, nel noir e, più avanti, nel cinema contemporaneo. Il restauro digitale in 4K che sarà presentato alla Berlinale restituisce al film forza formale e chiarezza visiva, rilanciando tutta la sua attualità. Nella esplorazione dei concetti di trauma e identità, Pabst ricorda che questa esplorazione è iniziata molto prima, quando l’inconscio era ancora una terra inesplorata anche per le immagini.
Scheda sul sito della Berlinale
Francesco Pensovecchio, classe 1969, è giornalista e risiede a Palermo. È Editor-in-Chief di Cinema & Berlinale. Ha collaborato con varie testate tra cui Wineinsicily per Assovini Sicilia, Slow Food Italia, Giunti Editore, Giornale di Sicilia, Gambero Rosso, Falstaff e Cronache di Gusto. Segue attivamente la Berlinale dal 2011.

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