Birgit Minichmayr e Isabelle Huppert in The Blood Countess von Ulrike Ottinger. © Amour Fou, Heimatfilm / P. Domenigg
Dalle retrospettive restaurate ai futuri immaginati dalle nuove generazioni, il festival di Berlino rivela la sua anima più politica e pluralista
Berlinale Classics, Generation, Panorama e Special: cinema per ricordare, disobbedire, crescere, risorgere
Nel cuore dell’inverno tedesco, la Berlinale 2026 si presenta con un programma che attraversa generi, epoche e contesti diversi, puntando su opere capaci di leggere il presente senza facili sintesi. Le sezioni annunciate – Classics, Generation, Panorama e Special – delineano un festival attento al tempo presente, capace di tenere insieme storie private e tensioni collettive, sguardi d’autore e nuove modalità del racconto. Non c’è un’unica linea tematica, ma un campo di forze dove convivono restauri storici, emozioni e intimità, riflessioni politiche e sperimentazione.
La sezione Berlinale Classics raccoglie dieci restauri da nove paesi e offre uno spaccato inatteso della storia del cinema. Non si limiterà a riproporre titoli già noti, ma metterà in luce opere rimaste ai margini: dal post-coloniale Assarab (1979) di Ahmed Bouanani, primo film marocchino della sezione, alla riscoperta dell’ucraino Crystal Palace (1934), restaurato in assenza di copie originali nel paese d’origine. Accanto a questi, troviamo l’anime Jubei Ninpucho (1993), pietra miliare del genere, e il capolavoro espressionista Geheimnisse einer Seele (1926) di Pabst, presentato con una nuova colonna sonora creata anche a partire dall’attività neurale di uno dei musicisti in tempo reale. Un lavoro sul passato che non cerca l’effetto nostalgia, ma nuove prospettive storiche e formali.
Generation conferma la sua vocazione a parlare con – e non semplicemente a – un pubblico giovane. I diciotto lungometraggi e ventitré corti selezionati provengono da trentuno paesi e affrontano con linguaggi diversi la complessità dell’adolescenza, l’elaborazione dei traumi, la scoperta dell’identità, il desiderio di futuro. Il film d’apertura della sezione 14plus, Sunny Dancer di George Jaques, interpretato da Bella Ramsey, mette in scena il difficile passaggio dal sopravvivere al vivere dopo una malattia. What Will I Become?, documentario firmato da Lexie Bean e Logan Rozos, affronta con urgenza e lucidità la questione del suicidio tra giovani trans maschili, proponendo una riflessione collettiva sulla memoria e sull’immaginazione politica. Molti film ibridano registri diversi, spostando il centro narrativo verso soggettività spesso escluse dal discorso dominante.
Panorama continua a essere il laboratorio estetico e politico della Berlinale. Il titolo curatoriale di quest’anno, Desire Lines, fa riferimento ai percorsi imprevisti che il desiderio traccia nel paesaggio urbano: un’immagine efficace per descrivere un programma che esplora affetti, fratture sociali e derive intime. L’apertura è affidata a Only Rebels Win di Danielle Arbid, con Hiam Abbass, che racconta un incontro amoroso tra due solitudini a Beirut. Tra gli autori in programma: Hong Sangsoo con Geunyeoga doraon nal, la coreografa sámi Elle Sofe Sara al suo debutto con Árru, e il regista brasiliano André Novais Oliveira con l’intimo Se eu fosse vivo… vivia. La sezione ospita una forte presenza queer e una significativa componente documentaria: film che non solo raccontano, ma interrogano il modo stesso in cui il reale viene rappresentato. Da segnalare Traces, sull’elaborazione del trauma da parte di donne ucraine sopravvissute alla violenza sessuale durante l’invasione russa, e Two Mountains Weighing Down My Chest, che esplora l’identità queer tra Berlino e Pechino.
Berlinale Special si conferma come lo spazio più poroso e trasversale del festival. Accoglie opere che dialogano con il grande pubblico ma mantengono un profilo autoriale, e include film di finzione, documentari, serie e Midnight screenings. In questa edizione, spiccano titoli come Heysel 85 di Teodora Ana Mihai, che rilegge la tragedia dello stadio di Bruxelles, e Die Blutgräfin di Ulrike Ottinger, riscrittura ironica e horror del mito di Erzsébet Báthory, co-sceneggiata con Elfriede Jelinek e interpretata da Isabelle Huppert. Tra le serie: The Story of Documentary Film di Mark Cousins, House of Yang, mistery tedesco in sei episodi, e una nuova versione de Il signore delle mosche, diretta da Marc Munden. Il documentario Who Killed Alex Odeh? indaga un caso irrisolto di terrorismo politico negli Stati Uniti e riporta l’attenzione su tensioni che restano vive. Berlinale Special non ha un’identità univoca, ma proprio nella sua apertura trova forza: accoglie pubblici diversi e forme diverse di racconto, senza perdere in rigore o coerenza.
Le liste dei film in programma:
Berlinale Special: film-list-berlinale-special
Panorama: film-list-berlinale-panorama
Generation: film-list-berlinale generation
Classics: film-list-berlinale classics

Articolo a cura della redazione

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