14 Marzo 2026

Cinema & Berlinale

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Rose: identità, potere e sopravvivenza nel Seicento tedesco

Sandra Hüller © Schubert, ROW Pictures, Walker+Worm Film, Gerald Kerkletz

Nel XVII secolo una donna si finge soldato per sopravvivere. Con Rose, Markus Schleinzer firma un film rigoroso e attuale sull’identità e sulla libertà, sostenuto da una grande Sandra Hüller

Berlinale – Concorso

Rose: identità, potere e sopravvivenza nel Seicento tedesco

XVII secolo, da qualche parte in Germania. Un misterioso soldato dal volto sfigurato (Sandra Hüller) arriva in un villaggio isolato dichiarandosi erede di una fattoria abbandonata e presentando un documento a sostegno della sua pretesa. Col tempo entra a far parte della comunità, conquistandosi la fiducia di quasi tutti, ma in seguito a un banale incidente il suo segreto viene scoperto: l’uomo è in realtà una donna che vive da anni sotto mentite spoglie e che, con quegli stessi panni, ha davvero combattuto la guerra.

È una bella sorpresa questo Rose, che un po’ temevamo come la “quota tedesca” del concorso. È altrettanto vero che il nome di Markus Schleinzer (che ha scritto il film con Alexander Brom) poteva essere garanzia, quantomeno, di qualcosa di interessante: basti pensare al suo inquietante esordio Michael e al successivo Angelo, anch’esso di ambientazione storica come Rose.

E, in effetti, Rose si presenta davvero come un oggetto interessante; magari non prezioso, ma di sicuro meritevole d’attenzione. Azzeccata la scelta del bianco e nero, che rende ancora più opprimente l’ambientazione; pulita e ficcante la sceneggiatura, dai dialoghi asciutti e a tratti persino intrisi di una lieve ironia. Un film sull’autodeterminazione che, pur ambientato quattro secoli fa, è estremamente attuale.

Se è vero che le donne non sono più date in sposa come frutto di un accordo d’affari (almeno non in questa parte di mondo), è altrettanto vero che «Sei più libero quando indossi i pantaloni», come dichiara la protagonista durante il terribile processo che segue la scoperta dell’inganno.

A proposito di interpreti: Sandra Hüller, celebre volto del cinema tedesco che, grazie ad Anatomia di una caduta, è ormai diventata una star internazionale (ed era ora), è davvero molto brava a dare corpo e anima a Rose; ma non è da sottovalutare l’interpretazione di Caro Braun nei panni della moglie Suzanna.

La scheda sul sito della Berlinale: www.berlinale.de/en/2026/programme/202614656.html

stelle 3Rose
Regia: Markus Schleinzer
Sceneggiatura: Markus Schleinzer, Alexander Brom
Interpreti: Sandra Hüller (Rose), Caro Braun (Suzanna), Marisa Growaldt (La narratrice), Godehard Giese (Il contadino), Augustino Renken (Il vecchio servitore)
Direttore della fotografia: Gerald Kerkletz
Montaggio: Hansjörg Weißbrich
Musiche: Tara Nome Doyle
Sound design: Manuel Grandpierre
Scenografia: Olivier Meidinger
Costumi: Doris Bartelt
Trucco: Anette Keiser
Casting: Katrin Vorderwülbecke, Markus Schleinzer, Carmen Loley

Produttori: Johannes Schubert, Philipp Worm, Tobias Walker, Karsten Stöter
Commissioning editors: Burkhard Althoff, Holger Stern, Klaus Lintschinger, Julia Senstschmid

Produzione
Schubert (Vienna, Austria)
ROW Pictures (Lipsia, Germania)
Walker + Worm Film (Monaco, Germania)

Co-produzione: ORF (Vienna), ZDF (Mainz), Arte (Strasburgo)

Vendite internazionali: The Match Factory (Colonia, Germania)

Paese: Austria, Germania
Anno: 2026
Durata: 93 minuti
Formato: Bianco e nero
Lingua: Tedesco
Sottotitoli: Inglese
Prima mondiale: Sì
Accessibilità: Audiodescrizione in tedesco disponibile