Das Licht | The Light by Tom Tykwer / Berlinale Special
Film d’apertura della 75ª Berlinale, il ritorno del regista di Lola rennt tra allegoria, psicanalisi e distopia domestica.
Das Licht / The Light, Tom Tykwer e le crepe della famiglia borghese
La famiglia Engels vive a Berlino, intrappolata in un equilibrio esteriormente impeccabile. Sembra non mancare nulla – nemmeno le risorse economiche – eppure qualcosa non quadra. Tim è un pubblicitario di chiara fama, ma è vittima di una crisi personale e della mancanza di nuove idee. Milena, sua moglie, spesso lontana da casa, è un’attivista umanitaria impegnata in progetti di sviluppo all’estero, sovvenzionati dal governo. Tre i ragazzi in casa: due gemelli e Frieda, la maggiore, ecologista impulsiva, confusa, in guerra anche con sé stessa. Jon, in evidente crisi adolescenziale, si rifugia nel silenzio caotico del suo antro/stanza e nella realtà virtuale, costruendosi una vera e propria esistenza parallela. Diò – il più piccolo, dal nome forse messicano – non è figlio di Tim, ma viene “posteggiato”, non si sa per quanto, presso gli Engels: tenero, osservatore silenzioso, di adamantina purezza, rappresenta l’elemento da tutelare della famiglia. La sua origine mista e il suo nome lo pongono in una posizione simbolica e vulnerabile. Insieme, i tre figli tracciano una mappa emotiva della crisi familiare.
L’equilibrio si spezza con l’arrivo di Farrah, rifugiata siriana assunta come colf e progressivamente integrata nel tessuto domestico. È lei a introdurre una misteriosa lampada terapeutica che promette di “espandere l’esperienza” e guarire le ferite della psiche. Da quel momento, la casa diventa un laboratorio emotivo e spirituale, in cui ogni componente mette – letteralmente – in luce le proprie crepe, i propri fantasmi, i propri fallimenti.
The Light, film di apertura della 75ª Berlinale firmato da Tom Tykwer, è un affresco contemporaneo. Tra realismo borghese e allegoria esistenziale, tenta di coniugare satira familiare, riflessione politica e slancio spirituale. Il film affronta, inoltre, i temi della crisi della paternità, linguaggio, burnout e desiderio di fuga. E ancora: immigrazione, adolescenza, identità, nuove mistiche e genitorialità logora. Ogni personaggio incarna una fragilità sociale. Tuttavia, questa incredibile abbondanza di questioni irrisolte ha un risvolto negativo: un sovraccarico che disperde l’attenzione in più direzioni, senza riuscire a ricomporsi in una forma (o critica) chiara.
Dal punto di vista estetico, il film è agile, curato nei dettagli scenografici e nelle atmosfere. La luce, elemento centrale e metafora dominante, viene declinata con acume: abbagliante, calda, aliena, mistica. Ma questa stessa forma finisce per esaurire il grande potenziale emotivo, rendendo alcune sequenze solo concettuali.
The Light interroga il nostro presente “occidentale”. Molte delle sue domande restano però sospese, suggerite. Nondimeno, resta un’opera d’impatto, che si assume il rischio dell’eccesso pur di confrontarsi con l’instabilità del nostro tempo. È anche il segno di un cinema tedesco che prova a rimettersi in discussione, alla ricerca di nuovi stimoli dopo un lungo tempo di disinteresse.
La scheda di The Light sul sito della Berlinale
The Light (Das Licht)
di Tom Tykwer
Germania, 2025
Durata 162 minuti — Colore
Versione originale: tedesco, inglese, arabo
Prima mondiale | Film d’apertura Berlinale 75
Rating R 12 (vietato ai minori di 12 anni)
Direzione della fotografia Christian Almesberger
Montaggio Claus Wehlisch, Alexander Berner
Musica originale Johnny Klimek, Tom Tykwer
Sound design Mathias Lempert, Frank Kruse, Alexander Buck
Scenografia Tim Tamke
Casting Alexandra Montag
Produzione Uwe Schott, Tom Tykwer
Produttori esecutivi Vladimir Zemtsov, Lota Dasciorate
Co-produzione Annegret Weidkämpfer-Krug, Josef Reidinger, Vladimir Zemtsov
Cast
Nicolette Krebitz, Milena
Lars Eidinger, Tim
Tala Al-Deen, Farrah
Elke Biesendorfer, Frieda
Julius Gause, Jon
Elyas Eldridge, Diò
Toby Onwumere, Godfrey
Mudar Ramadan, Karim
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Francesco Pensovecchio, classe 1969, è giornalista e risiede a Palermo. È Editor-in-Chief di Cinema & Berlinale. Ha collaborato con varie testate tra cui Wineinsicily per Assovini Sicilia, Slow Food Italia, Giunti Editore, Giornale di Sicilia, Gambero Rosso, Falstaff e Cronache di Gusto. Segue attivamente la Berlinale dal 2011.





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