21 Gennaio 2026

Cinema & Berlinale

News in italiano sul festival internazionale del cinema di Berlino

El mensaje: parlare con chi non può rispondere

Presentato alla Berlinale e vincitore dell’Orso d’Argento, El mensaje di Iván Fund è un film "umano" che riflette sul bisogno di comunicare con chi non può più rispondere

 

Orso d’Argento alla 75ª Berlinale per una favola adulta che parla di innocenza (e della sua perdita)

El mensaje: parlare con chi non può rispondere

Una bambina ascolta gli animali, due adulti vendono quel dono e un van attraversa l’Argentina. Con El mensaje, Iván Fund firma un film rarefatto e umano, dove la magia è il sintomo del desiderio di parlare con chi non può rispondere.

El mensaje (The Message | Die Nachricht) di Iván Fund si è imposto come una delle sorprese più delicate e sottili della 75ª Berlinale: presentato nella sezione Competition e vincitore dell’Orso d’Argento Premio della Giuria, il film argentino‑spagnolo muove i suoi passi tra realismo sociale, poesia visiva e un road movie dal cuore semplice.

Realizzato su pellicola in bianco e nero, racconta la storia di Anika, una bambina di nove anni che, secondo la voce popolare, possiede una trascendente abilità di comunicare con gli animali, vivi o morti che siano.

Questa presunta capacità fa incontrare Anika con Myriam e Roger, due adulti che la accompagnano in un van per le strade polverose di un’Argentina rurale. Il gruppetto, oramai affiatato, offre un servizio affatto convenzionale: visite a domicilio per interpretare i “messaggi” dei compagni a quattro zampe, un’attività che mescola opportunismo e desiderio sincero di conforto.

Struggenti, infatti, i momenti nei quali qualcuno, con voce rotta e occhi confusi, chiede alla bambina di parlare col proprio animale, esprimendo il bisogno di tenere viva una comunicazione affettiva che si è interrotta. Così, il film mostra in maniera cruda il desiderio umano di parlare con chi non parla, cercare risposte in un latrato. È qualcosa di nobile, romantico. Ma El mensaje suggerisce anche illusione, affare e manipolazione delle emozioni.

E in quel van polveroso, non è sempre chiaro chi sfrutti chi. Il confine tra consolazione e truffa è sottilissimo: lì, su questa linea, il film scova una delle domande più spinose, senza dare risposte, ma lasciando allo spettatore il compito di orientarsi tra empatia e sospetto. Il tono del film, lento, quasi sospeso, che predilige sguardi e silenzi ad uno sviluppo canonico della storia, amplifica ulteriormente le riflessioni dello spettatore tra stupore, compassione, disappunto.

Non da poco il lavoro di fotografia. La macchina da presa di Gustavo Schiaffino esplora campi infiniti e primi piani di volti ed espressioni, facendo di ogni inquadratura uno scomodo enigma. L’assenza di grandi conflitti drammatici lascia spazio ad un realismo moderno: non tanto nel senso di eventi soprannaturali, quanto il modo in cui il film invita lo spettatore a chiedersi sul contenuto de “il messaggio” e da chi provenga.

Il viaggio di Anika, ovviamente, è duplice: geografico e psicologico. Il film tocca il tema della perdita dell’innocenza, di Anika e prima di lei dei suoi tutori, nella piena tensione tra ingenuità e sfruttamento. Nel pagamento del prezzo della prestazione, nel passaggio del denaro, si attorcigliano le budella. E, francamente, sembra non esserci soluzione o spiegazione razionale: la cifra più interessante di El mensaje è proprio il dubbio e l’empatia. La consapevolezza, nonostante tutto, di dover fare un passo indietro per non giudicare.

Così, El mensaje è un’opera che celebra connessioni, tutte non verificabili, tra umani e animali, tra il pubblico e l’ignoto, tra vulnerabilità e piccole verità quotidiane. Non è un film facile, anzi, e secondo noi non vuole esserlo, è piuttosto un invito a varcare la scena delle apparenze.

El mensaje
Argentina / Spagna / Uruguay, 2025 – 91’ – Bianco e nero – Spagnolostelle 2
Regia: Iván Fund
Sceneggiatura: Iván Fund, Martín Felipe Castagnet
Fotografia: Gustavo Schiaffino
Montaggio: Iván Fund
Musica originale: Mauro Mourelos
Suono: Leandro de Loredo, Omar Mustafá
Scenografia: Adrián Suárez
Produzione: Iván Fund, Laura Mara Tablón, Gustavo Schiaffino
Produttrice esecutiva: Laura Mara Tablón
Co-produzione: Paz Lázaro, Fernanda Perez, Sandra Rojas, Germán Ormaechea Puig, Edson Sidonie, Florencia Visconti, Evangelina Rojas
Prima mondiale: Berlinale 2025 – Concorso

Con:
Mara Bestelli (Myriam), Marcelo Subiotto (Roger), Anika Bootz (Anika), Betania Cappato (Eloísa)

Collegamento alla scheda della Berlinale

Iván Fund
Nato a San Cristóbal, in Argentina, nel 1984. I suoi film sono stati presentati in festival di tutto il mondo, tra cui Cannes, Venezia, Londra e Busan. Oltre a dirigere i propri progetti, lavora anche come sceneggiatore, produttore, direttore della fotografia e montatore. Tra i suoi lavori, Una escuela en Cerro Hueso è stato presentato nella sezione Generation della Berlinale 2021, ricevendo una Menzione Speciale sia dalla giuria dei bambini che da quella internazionale.

Filmografia
2009 La Risa (La risata)
2010 Los Labios (Le labbra); co-regia
2011 Hoy no tuve miedo (Oggi non ho avuto paura)
2012 Me perdí hace una semana (Mi sono perso una settimana fa)
2013 AB; co-regia
2017 Toublanc
2018 Vendrán lluvias suaves (Verranno piogge lievi)
2021 Piedra noche (Pietra notte)
2025 El mensaje


 

Anika Bootz
Marcelo Subiotto
Mara Bestelli