Eszter Tompa e Adonit Tanța in Kontinental ’25 di Radu Jude
Una sfratto finito in tragedia, una città che si trasforma, una donna che non riesce a dimenticare: Kontinental ’25 è il ritratto grottesco e lucidissimo di un’Europa che ha perso la bussola morale.
Kontinental ’25: “Di chi è la colpa?” E il film di Radu Jude arriva come un pugno
Recensione scritta in occasione della proiezione di Kontinental 25 alla Berlinale 2025 (3 marzo).
Romania. Orsolya fa un lavoro che pochi vorrebbero: è un ufficiale giudiziario. Gira per le strade di Cluj, in Transilvania, consegna atti, esegue sfratti, chiude case. È pagata per far rispettare la legge, non per farsi delle domande. Ma un giorno, un giorno qualsiasi, come tanti, succede qualcosa. Nel suo ruolo, Orsolya deve sgomberare un senzatetto da uno scantinato: l’edificio deve essere demolito per far posto a un hotel, il “Kontinental ’25”. Lui, Ion, la guarda negli occhi. Lei gli dà qualche minuto per raccogliere le sue cose e quando torna lui pende da una corda.
Il film ruota attorno a quel gesto. Un fatto quasi anonimo, locale, eppure tragico che Radu Jude trasforma in qualcosa di molto più profondo: una riflessione tagliente e commovente su cosa sia l’Europa oggi.
Orsolya non riesce a dimenticare. Va avanti. Inciampa. Cerca risposte, ma trova solo frasi di circostanza. Un prete parla di peccato, un amico le consiglia di “guardare avanti”, un ragazzo in monopattino cita Seneca. Ma nessuno, nessuno, le restituisce il senso di ciò che è accaduto. Perché, in fondo, non c’è una risposta. Rimane unicamente una domanda che rimbalza nella testa dei protagonisti, così come di chi guarda: “Sarà mica anche colpa mia?”
Kontinental ’25, che ha vinto l’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura alla Berlinale 2025, è un film fatto di parole, ma anche di silenzi. Non avrà una grande trama, ma ha una grande urgenza. Jude non ci prende per mano, non spiega cosa pensare. E’ solo una donna in crisi, in una città che si trasforma, parte di una umanità che preferisce ignorare. I dialoghi sono lunghi, i piani fissi, le scene sembrano normali ma raschiano dentro. Non mancano i momenti assurdi, come un cane robot e dei dinosauri meccanici in un parco. Sembrano burle, ma mettono in luce solo ciò che siamo e di quanto siamo pronti a ridere mentre il mondo crolla.
Il film è girato quasi tutto con un iPhone, e questa scelta non ci appare solo estetica: forse, è un modo per stare più vicini ai corpi, ai luoghi e all’oggi. Cluj è una mappa di contraddizioni: tra passato e futuro, tra regole e ingiustizie, tra ciò che si vede e ciò che non si vuole vedere. Ogni angolo racconta qualcosa e quanto sia difficile, oggi, vivere senza diventare complici.
Apprezzabile, in conclusione, lo sguardo di Jude, politico, ma mai ideologico; lucido, ma mai freddo. Meritato, per nostro conto, il premio per la migliore sceneggiatura. Kontinental ’25 è, si noti, una storia dove non succede quasi nulla. E detto questo lascia addosso tutto il peso di questo tempo. È un film che ti fa pensare e che non si dimentica. Nel pieno spirito della Berlinale.
Kontinental ’25
di Radu Jude
Romania, 2025
Lingue: rumeno, ungherese, tedesco
Durata: 109 minuti
Colore | Anteprima mondiale
Sceneggiatura: Radu Jude
Direzione della fotografia: Marius Panduru
Montaggio: Cătălin Cristuțiu
Sound design: Cristian Ștefănescu
Scenografia: Andreea Popa
Casting: Dan Ursu
Cast principale
Eszter Tompa – Orsolya
Gabriel Spahiu – Ion
Adonis Tanța – Fred
Oana Mardare – Dorina
Șerban Pavlu – don Șerban (prete)
Annamária Biluska – madre di Orsolya
Ilinca Manolache – Irina
Produzione: Saga Film
World Sales: Luxbox
Francesco Pensovecchio, classe 1969, è giornalista e risiede a Palermo. È Editor-in-Chief di Cinema & Berlinale. Ha collaborato con varie testate tra cui Wineinsicily per Assovini Sicilia, Slow Food Italia, Giunti Editore, Giornale di Sicilia, Gambero Rosso, Falstaff e Cronache di Gusto. Segue attivamente la Berlinale dal 2011.



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