O ultimo azul
A distanza di mesi dalla premiazione, “O Último Azul” continua a essere uno dei titoli più discussi della stagione festivaliera. Riprendiamolo.
Immaginiamo per un attimo un futuro nel quale gli anziani vengono (loro malgrado) congedati, dimessi, anzi, “parcheggiati” per non dar fastidio, così da far lavorare le nuove generazioni. Allo scopo, vengono istituite delle speciali colonie gestite dalle istituzioni. A nulla serve opporsi, il trasferimento non volontario è imposto senza tante storie. Fine del sogno e fine di quel senso di vita piena che, non infrequentemente, accompagna i diversamente giovani.
Con “O último azul” (The Blue Trail / Il sentiero azzurro), il regista brasiliano Gabriel Mascaro plasma un’avventura toccante nella quale l’Amazzonia è il palcoscenico perfetto di una storia di riscatto. Tereza ha 77 anni, sebbene ancora attiva, cade nel vortice distopico della sostituzione generazionale. I figli, dal canto loro, non si dimostrano molto comprensivi e avallano la rottamazione del genitore. La reazione di Tereza è subitanea e decisa. Ha, tra l’altro, un desiderio mai realizzato: fare un viaggio in aereo. Così scappa e intraprende un’avventura attraverso l’Amazzonia per raggiungere il luogo che le permetterà di realizzare il suo sogno. Grazie ai suoi risparmi assolderà Cadu, una sorta di capitano-contrabbandiere che, inizialmente, sembra possa aiutarla negli spostamenti. La sua posizione è evidentemente fragile, eppure si comporta in modo irriverente; è una nonnina che sfida l’estinzione con coraggio, armata solo di nudo desiderio.
La storia prosegue tra imprevisti e fatti misteriosi che la esporranno a vari pericoli, ma anche al mistero e a momenti di grande umanità. Sullo sfondo l’Amazzonia, con uno sconfinato verde tropicale, il fiume, le sue correnti e i suoi silenzi pieni di vita. Un immenso spazio nel quale la disobbedienza diventa un gesto poetico.
Tereza non sarà mai sola e troverà compagni di viaggio insoliti dai quali scaturiranno storie capaci di trasformare il viaggio in un atto di liberazione. In breve, con i suoi pochi risparmi Tereza trova la felicità in quel che sembrava solo una banale fuga, una parabola di resistenza, di dignità e di libertà personale.
Dietro le immagini di Gabriel Mascaro, oltre l’eleganza della scenografia, la colonna sonora di Memo Guerra crea un equilibrio di tenerezza e tensione sospesa. Notevole la fotografia di Guillermo Garza, così come il montaggio di Sepúlveda e Guzmán.
Concordiamo nella scelta del premio da parte della giuria internazionale, il film vince, infatti, l’Orso d’Argento – Gran Premio della Giuria (e altri a latere). Noi, forse, ci saremmo spinti oltre.
O último azul è un road‑movie acquatico che trasforma il distacco sociale in un viaggio di liberazione. Tereza non fugge solo da una legge crudele, ma verso la riscoperta di sé stessa, un atto di rivendicazione silenziosa condita di surrealismo, sarcasmo e poesia. Un messaggio di valore che dovremmo prendere seriamente.
Aggiornamento: Il film sarà proiettato nelle sale italiane a partire dal 30 ottobre 2025, ma è anche in anteprima il 18 agosto 2025 nella rassegna Cinema Revolution presso l’arena Cinema Fiume di Verona (proiezione in versione originale con sottotitoli).
O último azul (The Blue Trail)
Titolo italiano: Il sentiero azzurro
di Gabriel Mascaro (Director, Screenplay), Tibério Azul (Screenplay)
con Denise Weinberg, Rodrigo Santoro, Miriam Socarrás, Adanilo
Brasile / Messico / Cile / Olanda 2025
Lingua: portoghese
Durata: 86 min.
Produzione: Desvia, Cinevinay, Quijote Films, Viking Film
Foto in copertina e scatti di scena: © Guillermo Garza

Francesco Pensovecchio, classe 1969, è giornalista e risiede a Palermo. È Editor-in-Chief di Cinema & Berlinale. Ha collaborato con varie testate tra cui Wineinsicily per Assovini Sicilia, Slow Food Italia, Giunti Editore, Giornale di Sicilia, Gambero Rosso, Falstaff e Cronache di Gusto. Segue attivamente la Berlinale dal 2011.

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