Vincenzo Bugno e Sata Cissokho
Berlinale: dopo 21 anni Vincenzo Bugno lascia il World Cinema Fund. Lo sostituirà Sata Cissokho
Berlino – Si è concluso nel 2025 il lungo percorso di Vincenzo Bugno alla guida del World Cinema Fund (WCF) della Berlinale. Dopo 21 anni, Bugno ha lasciato l’incarico per concentrarsi sulle sue attività di direttore artistico del Bolzano Film Festival Bozen e di curatore del TorinoFilmLab/FeatureLab.
Entrato nello staff della Berlinale nel 2004, Bugno è stato una figura centrale nella nascita e nello sviluppo del World Cinema Fund, contribuendo a definirne il profilo come strumento di sostegno alla produzione cinematografica indipendente in aree con fragili infrastrutture industriali e a rafforzarne il ruolo nel panorama delle coproduzioni internazionali.
Contestualmente alla sua uscita, la Berlinale ha completato la riorganizzazione della direzione del World Cinema Fund, affidandone la guida a Sata Cissokho, cui è stata assegnata anche la responsabilità del programma Toolbox. I due ambiti sono stati così riuniti sotto un’unica direzione all’interno di Berlinale Pro (*).
Il passaggio di consegne, avvenuto nel corso dell’autunno, ha segnato l’avvio di una nuova fase per le attività di sostegno e sviluppo rivolte a produttori e filmmaker provenienti da contesti sottorappresentati, in continuità con l’impostazione del fondo ma con un rafforzamento dell’integrazione tra finanziamento e formazione professionale.
Con la fine del mandato di Bugno si è chiuso uno dei capitoli più longevi e riconoscibili della storia recente della Berlinale sul fronte del cinema internazionale indipendente.
(*) Berlinale Pro è un “consorzio” o piattaforma che raggruppa le principali iniziative professionali e di sviluppo dell’Industria del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, includendo l’European Film Market (EFM), il Berlinale Co-Production Market, i Berlinale Talents (per giovani talenti) e il World Cinema Fund, fungendo da motore di networking e business per professionisti del settore, produttori e talenti emergenti, trasformando la Berlinale in un’importante arena economica oltre che artistica.
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Articolo a cura della redazione

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