21 Gennaio 2026

Cinema & Berlinale

News in italiano sul festival internazionale del cinema di Berlino

E’ ufficiale: la Deutsche Kinemathek apre la Halle all’E-Werk. Inaugura “Screentime”

All’E-Werk di Berlino apre la nuova Halle della Deutsche Kinemathek, dedicata alla memoria e al presente del cinema e della televisione. Nella foto: Louise Brooks (*)

 

E’ ufficiale: la Deutsche Kinemathek apre la Halle all’E-Werk. Inaugura “Screentime”

La Deutsche Kinemathek aprirà ufficialmente la Halle nel complesso dell’E-Werk di Berlino il 23 gennaio 2026, completando così il trasferimento graduale della propria attività nel nuovo spazio di Mauerstraße, nel cuore di Mitte. L’apertura segna un passaggio importante per l’istituzione, che negli ultimi anni ha ripensato il proprio rapporto con il pubblico dopo l’uscita dalla sede di Potsdamer Platz.

Per l’occasione, l’ingresso sarà gratuito dal 23 al 25 gennaio, un invito esplicito a scoprire non solo il nuovo spazio espositivo, ma anche il lavoro quotidiano della Kinemathek come archivio vivo e luogo di produzione culturale.

L’E-Werk, ex centrale elettrica riconvertita, ospita già da tempo attività artistiche e culturali, e si conferma una cornice particolarmente adatta a un’istituzione che lavora sulla memoria delle immagini e sulle loro trasformazioni nel tempo. Al centro dell’apertura c’è “Screentime”, una presentazione multimediale realizzata insieme allo studio Büro Chezweitz.

La mostra

Il percorso intreccia oggetti, materiali d’archivio e proiezioni, costruendo una sorta di attraversamento della storia del cinema e della televisione a partire dalle collezioni interne. L’idea di fondo è mettere in relazione passato e presente, interrogando il modo in cui le immagini continuano a occupare il nostro quotidiano.

Nei mesi precedenti, il nuovo spazio ha già ospitato retrospettive legate alla Berlinale, anteprime, incontri B2B, oltre alle attività della biblioteca e degli archivi. L’apertura della Halle è dunque un punto di arrivo di una riapertura a tappe, pensata per restituire alla Kinemathek una dimensione pubblica dopo una lunga fase di transizione.

Durante il weekend inaugurale, oltre a “Screentime”, sarà attivo anche il nuovo Studiokino, affiancato da workshop e visite guidate negli archivi e negli spazi di consultazione.

Con oltre un milione di documenti conservati, la Deutsche Kinemathek è, infatti, uno dei principali poli europei per la tutela del patrimonio audiovisivo. L’apertura della Halle all’E-Werk rafforza ulteriormente il ruolo di Berlino come città simbolo per il cinema.

Il programma dettagliato e le informazioni per la stampa saranno comunicati nel corso di gennaio. Intanto, dal 23 al 25 gennaio 2026, le porte dell’archivio si apriranno gratuitamente al pubblico.

Deutsche Kinemathek – Halle
Mauerstraße 79, 10117 Berlin
🗓 Ingresso gratuito: 23–25 gennaio 2026
🎬 Mostra di apertura: Screentime — highlights della storia del cinema e della televisione

Fonte: Deutsche Kinemathek


(*) nella foto in alto e a fianco

Mary Louise Brooks (Cherryvale, 14 novembre 1906 – Rochester, 8 agosto 1985) è stata un’attrice e ballerina statunitense, attiva tra il 1923 e il 1938. Fu una tra le figure più iconiche e controverse del cinema muto.

Formata come ballerina alla scuola Denishawn, passò rapidamente da Broadway a Hollywood negli anni Venti, imponendosi per carisma e presenza scenica. Il suo volto, incorniciato dal celebre taglio a caschetto, divenne un simbolo di emancipazione femminile e sensualità.

Dopo una serie di commedie leggere negli Stati Uniti, ruppe con il sistema degli studios rifiutandone le regole e i compromessi. La svolta arrivò in Europa, dove trovò piena libertà espressiva. In Germania lavorò con Georg Wilhelm Pabst, interpretando figure femminili complesse e disturbanti in Il vaso di Pandora (Pandora’s Box, 1929) e Diario di una donna perduta (Das Tagebuch einer Verlorenen, 1929; Diary of a Lost Girl).

Louise Brooks tornò negli Stati Uniti nel 1930. Dopo aver interpretato piccoli ruoli in diversi film hollywoodiani negli anni Trenta, abbandonò definitivamente il cinema nel 1938. Due anni più tardi aprì una scuola di danza a Wichita e scrisse il libretto The Fundamentals of Good Ballroom Dancing. Nel 1943 si trasferì a New York, dove svolse una serie di lavori diversi.

Il personaggio di Lulù la consacrò come incarnazione moderna della donna fatale: sensuale, amorale e tragicamente innocente. Il rifiuto di adeguarsi al cinema sonoro segnò la sua emarginazione a Hollywood. Seguirono anni difficili, tra lavori occasionali e anonimato. Negli anni Cinquanta la critica francese ne avviò la riscoperta, riconoscendone il valore storico e artistico. Negli ultimi anni della sua vita scrisse articoli per riviste cinematografiche e nel 1982 venne pubblicata la sua colta e intelligente raccolta di saggi autobiografici, Lulu in Hollywood. Fu una lucida e brillante saggista sul cinema muto.

Morì sola, ma definitivamente riabilitata come una delle grandi icone del Novecento cinematografico.

Vedi Pandora’s box di G.W. Pabst su The Criterion Channel


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