Emma Mackey e Fiona Shaw © Nikos Nikolopoulos / MUBI
Rebecca Lenkiewicz, drammaturga, sceneggiatrice, regista ed ex attrice britannica, debutta nella sezione concorso della Berlinale 2025 con Hot Milk, una storia basata sull’omonimo libro di Deborah Levy (in italiano Come l’acqua che spezza la polvere, Garzanti, 2018).
In breve, Rose e Sofia si trovano ad Almería, nel sud della Spagna. Rose (Fiona Shaw) soffre da anni e vive su una sedia a rotelle. La causa, tuttavia, non è chiara: i vari specialisti che l’hanno seguita non riescono a sbloccare una situazione che, a conti fatti, sembrerebbe una malattia “immaginaria”. Il dott. Gomez, un medico sull’isola che lavora fuori da schemi tradizionali, si presenta come una nuova, ultima chance di guarigione.
La figlia Sofia (Emma Mackey), venticinque anni, appare come la vittima sacrificale della storia: ha messo da parte studi, sogni e ambizioni per prendersi cura della madre. Rose rincorre cure strane e costose, mentre Sofia, in questo paesaggio assolato ed esotico, si trova schiacciata tra il desiderio di libertà e il senso di responsabilità.
Ciononostante, Sofia si lascia coinvolgere in nuovi incontri, in particolare con Ingrid (Vicky Krieps), figura femminile libera e sensuale che innesta una tensione erotica e di emancipazione. Il viaggio assume così una doppia traiettoria: estetica, nella geografia mediterranea, e psicologica, nel dedalo di emozioni, rabbia e dipendenze che legano madre e figlia.
La scelta di affidare il ruolo di Rose a Fiona Shaw è rigorosa e condivisibile: il suo modo di dominare la scena in una narrazione non lineare (sole, mare e spiagge contrastano e amplificano allo stesso tempo il senso di claustrofobia emotiva) rende credibile l’impossibilità, per la figlia, di emanciparsi dalle maglie psicologiche della madre, che la tengono ancorata a un rapporto soffocante. Accanto alla Shaw, la Mackey costruisce pezzo per pezzo un personaggio in difficoltà, combattuto tra il bisogno di fuga e il peso della colpa. L’immagine che ne emerge è il ritratto di una giovane donna “arrabbiata” e in costante conflitto con sé stessa.
Dal punto di vista cinematografico, la regia di Lenkiewicz mostra ambizioni estetiche: il ritmo meditativo, la frammentazione e l’uso di metafore (il cane legato) danno al film un tono evocativo e un’atmosfera sospesa, incerta. La componente erotica e queer, incarnata dal rapporto tra Sofia e Ingrid, aggiunge un ulteriore livello di tensione, tuttavia poco supportato da dialoghi chiari e da un ritmo coerente.
In tal senso, Hot Milk non è un film facilmente “digeribile”, muovendosi in una zona di confine tra amore, desiderio, liberazione e prigionia psicologica. La pellicola sarà disponibile in streaming su MUBI dal 22 agosto 2025.
La scheda sul sito della Berlinale
Hot Milk
Regno Unito, 2025 – 92 minuti – Colore – Inglese
Prima mondiale | Opera prima
Regia e sceneggiatura
Rebecca Lenkiewicz
Con
Emma Mackey (Sofia)
Fiona Shaw (Rose)
Vicky Krieps (Ingrid)
Vincent Perez (Gomez)
Patsy Ferran (Nurse Julieta)
Yann Gael (Matty)
Vangelis Mourikis (Christos)
Crew
Direttore della fotografia: Christopher Blauvelt
Montaggio: Mark Towns
Musiche originali: Matthew Herbert
Sound design: Rana Eid
Scenografia: Andrey Ponkratov
Casting: Shaheen Baig
Francesco Pensovecchio, classe 1969, è giornalista e risiede a Palermo. È Editor-in-Chief di Cinema & Berlinale. Ha collaborato con varie testate tra cui Wineinsicily per Assovini Sicilia, Slow Food Italia, Giunti Editore, Giornale di Sicilia, Gambero Rosso, Falstaff e Cronache di Gusto. Segue attivamente la Berlinale dal 2011.



Altre storie
“Notes of Berlin”, i pizzini di un mosaico contemporaneo
La Torre di Ghiaccio: l’incanto gelido di Lucile Hadžihalilović alla Berlinale
Lo schiaffo (What Marielle Knows), quando sapere è peggio che non sapere