Strichka chasu, il docufilm di Kateryna Gornostai
Strichka chasu / Timestamp di Kateryna Gornostai: andare a scuola sotto le bombe
In Ucraina, tra il 2023 e il 2024, mentre la guerra continua a colpire città e villaggi, gli studenti vanno a scuola. Insegnanti, bambini e adolescenti si ritrovano nelle aule e, nonostante tutto, la vita procede. Succede a Čerkasy, Kharkiv, Bucha, Borodianka.
La cinepresa entra nelle scuole primarie e secondarie. Riprende i corridoi durante le pause, le aule trasformate in dormitori d’emergenza, i bunker scolastici dove si tengono esercitazioni o si leggono poesie per passare il tempo.
Non ci sono interviste né voci fuori campo. Ci si trova immersi tra penne e quaderni, seduti tra i banchi. Un bambino recita una poesia sul palco, mentre il pubblico di coetanei applaude timidamente. Una professoressa spiega il ciclo dell’acqua e si interrompe di colpo: parte un’allerta e la classe deve evacuare. In un’altra scuola, una lezione di danza viene spostata nel rifugio: le ragazze si cambiano nei corridoi bui, sorridono, poi si muovono a tempo, concentrate. Labile il confine tra reale e irreale, tra normalità e minaccia, tra routine e trauma.
Non mancano gli sforzi organizzativi: i dirigenti scolastici che preparano i protocolli di emergenza, gli insegnanti che improvvisano laboratori creativi nei sotterranei, i bambini che disegnano soldati e bandiere, e quelli che invece cercano solo un gioco, una storia, una pausa. Ma dai volti dei “grandi” traspare la fatica: c’è chi non riesce a trattenere le lacrime, chi si appoggia al muro per prendere fiato, chi ripete la lezione come un gesto di resistenza.
Strichka chasu (Timestamp), il documentario di Kateryna Gornostai presentato in Concorso alla Berlinale 2025, ci fa venire alla mente Mr. Jones, un’altro film sull’Ucraina, portato proprio alla Berlinale nel 2019 da Agnieszka Holland. A sua differenza, però, il docufilm della Gornostai si ferma molto prima: entra nelle scuole e nei rifugi, in questi spazi sospesi, e li osserva da vicino, senza spiegazioni. Documenta la vita scolastica sotto l’invasione russa, senza mai mostrarla direttamente, lasciando che sia l’ambiente stesso a raccontare un’altra faccia della violenza.
Il titolo del film allude ai marchi temporali dei dispositivi salvavita, ma anche al desiderio di fissare un presente che rischia di scomparire sotto la violenza del conflitto. La guerra non si vede, ma si legge: nel volto di una professoressa che sorride con fatica, nella tensione dei bambini durante una prova di allarme, nella calma forzata di chi è costretto a convivere con la paura.
Con uno stile sobrio e un montaggio che alterna osservazione e sospensione, Timestamp racconta la guerra da un punto di vista diverso. Non dal fronte, ma dai quaderni. È indubbiamente un film politico, perché difende le persone lì dove una guerra sembra volerle cancellare.
A Kateryna Gornostai va riconosciuto di aver realizzato un film sul modo in cui la guerra si infiltra nella vita di ogni giorno, senza tuttavia depredarla del tutto. Mostra l’ostinazione del vivere, la voglia di imparare e di crescere. Timestampè un documento, ma anche un atto di fiducia verso il cinema come spazio di testimonianza.
Pagina sul sito della Berlinale
Strichka chasu / Timestamp
di Kateryna Gornostai
Ucraina / Lussemburgo / Paesi Bassi / Francia, 2025 – 125’ – Colore – VO ucraina
Anteprima mondiale | Documentario
Regia e sceneggiatura: Kateryna Gornostai
Con
Olha Bryhynets, Borys Khovriak, Mykola Kolomiiets, Valeriia Hukova,
Mykola Shpak, Svitlana Popova, Yelyzaveta Loza
Direttore della fotografia: Oleksandr Roshchyn
Montaggio: Nikon Romanchenko
Musica: Alexey Shmurak
Sound design: Mykhailo Zakutskyi, Pavlo Melnyk
Produzione: Olha Bregman, Natalia Libet, Victor Shevchenko
Produttrice esecutiva: Zoya Lytvyn
Co-produzione: Rinskje Raap, François Le Gall, Marion Guth, Victor Ede
Altri film sulla guerra:
- Natural Light, tra i silenzi e gli orrori senz’anima della guerra / Berlinale 2021
- Lezioni di Persiano, la disperata invenzione di una lingua / Berlinale 2020
Francesco Pensovecchio, classe 1969, è giornalista e risiede a Palermo. È Editor-in-Chief di Cinema & Berlinale. Ha collaborato con varie testate tra cui Wineinsicily per Assovini Sicilia, Slow Food Italia, Giunti Editore, Giornale di Sicilia, Gambero Rosso, Falstaff e Cronache di Gusto. Segue attivamente la Berlinale dal 2011.



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