Ari, interpretato da Andranic Manet
Serraille torna al cinema dell’osservazione, guidata da un protagonista intenso e vulnerabile
Ari, ritratto gentile di una crisi
Ari ha ventisette anni, insegna in una scuola primaria, ha appena superato l’abilitazione. Un giorno, durante una lezione, crolla. Pochi drammi: solo uno sguardo vuoto e una perdita di contatto con il mondo. In famiglia non va meglio, il padre lo caccia di casa. Gli amici sembrano lontani, pochissime le certezze. Così comincia a vagare per Lille, in un viaggio reale e interiore, fatto di momenti minimali. In altre parole, elementi di sopravvivenza.

Con questo film, Léonor Serraille, francese, classe 1986, costruisce un racconto intimo sullo smarrimento. Interpretato con sensibilità e misura da Andranic Manet, Ari regge la storia (e la macchina da presa) senza forzare o cercare complicità nello spettatore. Disorientato, mai passivo, il protagonista sembra alla ricerca di un suggerimento, di un gancio vitale.
La regia sceglie un tono quasi documentaristico. Non c’è musica, non c’è una storia complicata. L’immagine, grezza e tangibile, rafforza l’idea di concretezza mentre il film procede a spizzichi e bocconi. Ogni incontro, con un amico d’infanzia, con la sorella, con una ragazza appena conosciuta, è una chance. E nulla si risolve. Ari non offre risposte. Racconta il momento di rottura, nella consapevolezza che non si può più tornare indietro.
Serraille continua a lavorare sul terreno delle identità fragili. Lo aveva già fatto con Jeune femme, ma qui il passo è ancora più incerto. A tratti, appare dispersivo anche se coerente con il mondo che descrive: una generazione che fatica a trovare il proprio posto, che si muove tra stanchezza, empatia, confusione e bisogno di affetto.

Andranic Manet è al centro di questo flusso emotivo. La sua presenza sullo schermo non è magnetica, ma perfettamente centrata, ipnotica nella sua tenerezza fragile: Ari è un uomo incapace di restare fermo, che si confonde, ma che si rialza continuamente. Ogni gesto, ogni esitazione porta a quel tipo di smarrimento di chi non ha ancora trovato una forma definita di sé.
Accanto a Manet, il resto del cast, tra cui Pascal Rénéric (il padre), Théo Delezenne (l’amico Jonas) e Eva Lallier Juan (Clara/Irène), contribuisce a completare il quadro dei conflitti generazionali. Sul filone della critica giovanile, va ricordato un altro film presente alla Berlinale di quest’anno, Was Marielle weiß / What Marielle Knows, una pellicola forse ancora più critica (perché sul fronte sentimentale) sul rapporto tra due generazioni (qui il nostro articolo).
In questo senso, Ari si pone come un esempio di cinema europeo contemporaneo che esplora una zona di transizione tra infanzia e vita adulta, tra desideri e delusioni. Serraille non offre risposte, ma un luogo metafisico di riflessione, e uno degli aspetti interessanti è proprio il rispetto degli spazi: nessuno ruba la scena, tutti sembrano arrivare al momento giusto per lasciare una traccia. Ari è il passe-partout, colui che accede ad una vicenda senza lucchetti e senza regole. Un palcoscenico che i giovani conoscono bene.
La scheda di Ari sul sito della Berlinale
Ari
Regia e sceneggiatura: Léonor Serraille
Fotografia: Sébastien Buchmann
Montaggio: Clémence Carré
Suono: Anne Dupouy, Charlotte Butrak, Pierre Bariaud, Niels Barletta
Casting: Youna de Peretti
Produzione: Sandra da Fonseca, Grégoire Debailly
Co-produzione: Benoît Roland
Paesi: Francia / Belgio
Anno: 2025
Lingua: francese
Durata: 88 minuti
Formato: colore
Anteprima mondiale
Cast
Andranic Manet (Ari)
Pascal Rénéric (padre di Ari)
Théo Delezenne (Jonas)
Ryad Ferrad (Ryad)
Eva Lallier Juan (Clara)
Lomane de Dietrich (Aurore)
Mikaël-Don Giancarli (il giardiniere)
Clémence Coullon (Irène)
Ari è stato presentato in anteprima e distribuito da Wanted, apparendo al Bellaria Film Festival a Maggio 2025 e previsto prossimamente al cinema. Oltre la nostra, segnaliamo le recensioni su ComingSoon.it e MYmovies.it.
Francesco Pensovecchio, classe 1969, è giornalista e risiede a Palermo. È Editor-in-Chief di Cinema & Berlinale. Ha collaborato con varie testate tra cui Wineinsicily per Assovini Sicilia, Slow Food Italia, Giunti Editore, Giornale di Sicilia, Gambero Rosso, Falstaff e Cronache di Gusto. Segue attivamente la Berlinale dal 2011.

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