21 Gennaio 2026

Cinema & Berlinale

News in italiano sul festival internazionale del cinema di Berlino

Il caso Kaufmann, quando il tax credit diventa un’arma del crimine

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Vi condurremo in un giallo degno di Chandler, ma tutto italiano, fatto di fondi pubblici, burocrazia cieca, un regista che non è mai esistito e un doppio omicidio.

I protagonisti

  • Francis Kaufmann / alias Rexal Ford / alias Matteo Capozzi: presunto autore della frode e sospettato degli omicidi;
  • Tintagel films Llc: società di produzione dello stesso Kaufmann con sede a Canterbury nel Regno Unito;
  • Coevolutions di Marco Perotti: società con sede legale a Roma, attiva nel settore audiovisivo;
  • Nicola Borrelli: direttore generale Cinema e Audiovisivo, dimessosi dopo il caso;
  • Chiara Sbarigia: presidente di Cinecittà, dimessasi poco dopo Borrelli;
  • Ministero della Cultura: sotto pressione per la gestione del tax credit;
  • Cinecittà Studios: coinvolta indirettamente, simbolo dell’industria cinematografica italiana;

La storia

Roma, estate 2025. Il sole picchia sulle facciate scrostate di via del Collegio Romano, sede del Ministero della Cultura, mentre negli algidi corridoi condizionati grava un silenzio irreale. E, forse, più appiccicoso del caldo di fuori. Da qualche settimana nel mondo cinematografico italiano circola una pessima storia. I tasselli principali della vicenda sono quelli di cui sopra, in particolare un regista americano, che regista non era, e un film che non è stato mai girato. Il mosaico viene alla luce a causa di un doppio omicidio. Ma partiamo dall’inizio.

Il protagonista di questo orrore si chiama Francis Kaufmann e non è il solo passaporto che possiede. Su di un altro, che si rivelerà falso, la sua identità è Rexal Ford, un nome da pulp anni ’50 perfetto per un film con Humphrey Bogart, con tanto di locandina, pistole fumanti e giacche a righe in doppiopetto. E poi c’è Matteo Capozzi, un nome italiano utile a bazzicare i social e siti informativi cinematografici.

Con questa triplice identità, Kaufmann arriva in Italia ed escogita un piano per fare un po’ di soldi: offrire alle nostre istituzioni il suo progetto-film migliore, Stelle della notte per farselo finanziare. Soggetto, sceneggiatura… c’è tutto, il preventivo è di tre milioni di euro. Il progetto è ben presentato e ottiene, quasi automaticamente, poco meno di un milione di euro in crediti d’imposta. Il meccanismo che sfrutta è quello del cosiddetto “tax credit”, un sistema di finanziamento che negli ultimi anni è stato il carburante della macchina-cinema italiana.

Ma c’è un problema: Kaufmann non è un regista e Stelle della notte non verrà mai girato. Le evidenze? Manca il set, mancano le maestranze, mancano gli attori, mancano le riprese di prova. Così, mentre la pratica procede speditamente presso gli uffici del Ministero con timbri e firme in calce, il faro della cronaca nera si accende improvvisamente nei giardini di Villa Pamphili: il corpo di una donna e di sua figlia di 11 mesi, Anastasia e la piccola Andromeda Trofimova, vengono trovati senza vita. Qualche tempo dopo, il nome del sospettato è proprio Francis Kaufmann, alias Rexal Ford, o come cavolo si chiama.

Ma chi è davvero Francis Kaufmann? Dalle interrogazioni inoltrate al personale FBI presso l’ambasciata americana è un nome noto. Il casellario giudiziale USA conta cinque arresti per violenza domestica e 120 giorni di carcere per aggressione armata e lesioni fisiche gravi. A Roma vive da clochard, proprio a Villa Pamphili. Eppure, cenava nei migliori ristoranti della capitale grazie ad una carta di credito (probabilmente) fornita dai familiari.

Il colpo da maestro: grazie all’hackeraggio della piattaforma Imdb, Kaufmann compare in ben 48 film. Con Paolo Sorrentino in Youth, con Beyoncè in Obsessed, persino con Cate Blanchett, Remo Girone e Stefania Rocca in Heaven. Avrebbe recitato in un episodio della IV serie di Squadra Antimafia e in Hotel da incubo con Antonello Colonna. Avrebbe collaborato con il regista polacco Krzysztof Kieślowski, sarebbe stato produttore e sceneggiatore di “3 metros sobre el cielo” (la versione spagnola del lavoro di Federico Moccia).

Su Imdb c’è anche la scheda della Tintagel films Llc, la sua società di produzione con sede a Canterbury nel Regno Unito. Quello che manca, invece, è la registrazione nell’elenco delle imprese; e, come si scoprirà, reca un indirizzo falso. Tra i direttori esecutivi della Tintagel ci sono Matteo Capozzi e Rexal Ford (!). Tra i film dichiarati, ma mai prodotti, The Great Culinary Battle of Malta, un presunto lungometraggio commedia, e Food Fight, una commedia ambientata a Malta, anch’essa senza alcun riscontro reale.

Tutto ciò premesso, acclarato che lo “scippo” al Ministero è studiato nei dettagli, si insinua un dubbio: ma è possibile che una serie di informazioni false, raccattate su Internet, siano sufficienti ad aprire le cassaforti ministeriali? Se no, chi ha aiutato Kaufmann nel criminoso raggiro?

Così, la domanda punta ad un nuovo tassello della storia: la società romana Coevolutions di Marco Perotti, partner e garante italiano per il progetto Stelle della notte. Sulla piattaforma digitale della società si legge che la sua mission è accompagnare film e progetti culturali in fase di Gap-Financing, fare consulenza strategica, apportare innovazione tecnologica e Entertainment Advisory, offrire supporto nella gestione, pianificazione, controllo costi e nella copertura finanziaria fino a 20 milioni di euro.

La Coevolutions sembra essere il grimaldello perfetto: redige e completa la documentazione per conto di Tintagel Films, occupandosi dell’accesso agli incentivi, dichiarando requisiti tecnici, budget e preventivi di spesa. Per amore di precisione, va detto che non è stato dimostrato che la società sapesse dei trascorsi giuridici di Kaufmann, ma la facilità con cui il progetto è approvato apre dubbi sulla natura dei controlli e sulla reale efficacia della documentazione prodotta.

Va detto anche che le successive indagini hanno rivelato che nel biennio 2022–2024 Coevolutions ha incassato fino a otto fondi selettivi e cinque tax credit per progetti (quasi tutti) mai realizzati. Il valore totale dei fondi pubblici percepiti si aggira attorno ai 4,2 milioni di euro (fonte La Capitale) per i film The Painter Cat, Forza, Millions of Cards, Il discepolo. Nessuno di questi titoli, però, è stato ad oggi distribuito in sala o televisione, molti non hanno nemmeno certificato un giorno di riprese.

Secondo fonti stampa, dopo la sua (immancabile) fuga, Kaufmann è stato individuato in Grecia il 16 giugno scorso, a Skiatos, arrestato, estradato in Italia e gettato in gattabuia a Regina Coeli. Lì avrebbe fatto amicizia con un filippino femminicida e anglofono, tale Mark Samson; e qui pare che i due si siano confrontati attivamente sulle rispettive strategie difensive.

La storia potrebbe continuare e già non ne possiamo più. La prima lezione è evidentemente amara: il cinema, come la politica, vive proprio di storie. Alcune si scrivono con una macchina da presa, altre con un modulo ministeriale. In entrambi i casi, la trama è fatta di luci e ombre. In questo caso, due morti e troppe ombre. E torniamo alla domanda di prima: come funzionano i meccanismi di attribuzione dei finanziamenti? Quali sono i parametri? Chi sono i responsabili e chi garantisce il flusso di denaro?

Squilla il telefono al ministero. Il dirigente annaspa e, com’era prevedibile, il castello istituzionale inizia a scricchiolare. Infine crolla. Nicola Borrelli, direttore generale Cinema e Audiovisivo, uomo che per quindici anni ha gestito il rubinetto dei finanziamenti pubblici al cinema, si dimette. La sua posizione ha un taglio classico: napoletano, laurea in Economia, dal 1997 nella pubblica amministrazione, ha disegnato l’architettura del tax credit e difeso il settore nei momenti di crisi. Il ministro Giuli va in visita. Ma Kaufmann è troppo: Borrelli si dimette e va via sbattendo la porta. Attenzione, non con una confessione, ma con un atto politico. Afferma, infatti, di aver segnalato anomalie, di aver chiesto controlli, di aver fatto il possibile. Nessun accenno ai confini tra responsabilità diretta, “personale”, e responsabilità “istituzionale”. E’ il 2 luglio 2025.

Sarà una coincidenza: il 29 giugno 2025 lascia improvvisamente la poltrona Chiara Sbarigia, presidente di Cinecittà, anche lei giusto poche ore dopo un sopralluogo del ministro Giuli. Per contro, la stessa è confermata alla guida dell’Associazione Produttori Audiovisivi (Apa) per il biennio 2025-2027. Tra le sue priorità dichiarate: fare attenzione allo strumento del Tax Credit e al rapporto con la committenza pubblica e privata. Ma dai… Le indagini comunque continuano.

Volendo abbozzare un ragionamento conclusivo, il problema sembra strutturale. Poco più di due settimane fa, il ministro Giuli ha annunciato riforme “drastiche”, rassicurando che non ci saranno più “fantasy film” a bruciare i soldi dei contribuenti. Va detto che dal 2024 c’è l’obbligo di copertura finanziaria pari almeno al 40% dell’opera; ci sono vincoli contrattuali con distributori e piattaforme; c’è l’obbligo di reinvestimento in opere difficili (giovani autori, film a basso budget) e un tetto massimi al credito d’imposta: 9 milioni per opera, fino a 18 per coproduzioni estere.

Il meccanismo “liberista”, nella sua automaticità, permette a produzioni indipendenti e blockbuster internazionali di coesistere nello stesso sistema. Questa stessa automaticità è, però, il lasciapassare per ampie forme di frodi. Le indagini avviate parlano di decine di fascicoli sospetti, per un totale che potrebbe sfiorare i 200 milioni di euro in fondi concessi a film mai girati o gonfiati nei costi. Stelle della notte sembra il più vistoso, il più “cinematografico” per la trama di sangue e di bugie che lo circonda.

Nel frattempo, Cinecittà si rifà il trucco: sono stati completati i lavori su 4 teatri di posa su 9 (grazie ai Pnrr). Gli altri 5 sarebbero del tutto nuovi. La speranza? Che le produzioni estere tornino a popolare i viali alberati degli studios. Ma la crepa nella facciata c’è e non basta la patina glamour o i festival per coprirla. Perché la vicenda Kaufmann non è solo una storia di truffa e omicidio: è il ritratto di un sistema che confonde velocità con efficienza, fiducia con superficialità. Ma a questo giro il conto più duro l’hanno pagato Anastasia e Andromeda Trofimova, e un po’ anche noi contribuenti.

FP


Il dibattito sul tax credit continua a essere molto attuale anche nel 2025, rendendo la questione di sorprendente rilevanza. Importante la puntata su Report, da vedere qui: https://www.raiplay.it/video/2025/11/Che-Cinema—Report-02112025-497de61b-51bf-4980-9120-1fed99604085.html