21 Gennaio 2026

Cinema & Berlinale

News in italiano sul festival internazionale del cinema di Berlino

Il presidente perfetto? È Wim Wenders e lo vedremo alla prossima Berlinale 2026

Wim Wenders, 2023. Ph.: Peter Rigaud

 

Il presidente perfetto? Wim Wenders e lo vedremo alla prossima Berlinale

Il regista tedesco sarà Presidente della Giuria Internazionale della Berlinale 2026: una scelta che parla di cinema, memoria e città.

 

Le date sono già fissate: dal 12 al 22 febbraio 2026 Berlino tornerà ad essere il centro del cinema d’autore e il primo nome annunciato è di quelli che non passano inosservati: Wim Wenders, regista, autore e fotografo tedesco, sarà il prossimo Presidente della Giuria Internazionale. Un ritorno a casa, si potrebbe pensare, visto il suo antico legame con il festival.

Wim Wenders (Ph.: Gerhard Kassner )

Ad una prima riflessione, la scelta suona come un doveroso omaggio a una carriera brillante (e ci sta tutto, senza dimenticare che pochi giorni fa è stato annunciato l’Orso d’oro alla carriera per Michelle Yeoh).

Ma questo presidente forse è qualcosa di più, perché Wenders non è solo un nome illustre: è un autore che ha sempre riflettuto sul ruolo del fotogramma, sulla memoria, sulla città. Questa nomina, proprio oggi, proprio qui, sembra volerci dire qualcosa anche su cosa sia il Cinema e sul modo in cui vogliamo intenderlo.

Di fatto, la sua nomina arriva in un momento in cui il Festival, sotto la direzione della britannica Tricia Tuttle, ritrova le proprie connessioni con la città, con il pubblico e con il jet set internazionale. La scelta di Wenders, un pensatore visivo, affronta logiche attraverso le quali il pubblico entra in relazione con il cinema, con uno Zeigeist più cristallino. Più per immagini che nelle parole.

Classe 1945, Wenders è figura indispensabile per comprendere il cinema europeo profondamente radicato nel tessuto culturale berlinese. Dal Nuovo Cinema Tedesco, movimento che negli anni ’70 ha riscritto il modo di utilizzare le immagini, la sua carriera abbraccia più di cinquant’anni. Il suo lavoro è stato continuamente attraversato dalla ricerca di linguaggi espressivi e dal fascino dell’imperfezione come espressione autentica.

Tra l’altro, nel 2015, la Berlinale diretta da Dieter Kosslick gli aveva conferito l’Orso d’oro alla carriera, coronamento di un percorso che lo ha visto presentare numerosi lavori nella capitale tedesca.

Oltre le sue pellicole più famose, va ricordata la sua imponente produzione fotografica e saggistica, e una costante attività documentaristica, di docente e di critico. Le fotografie di Wenders, esposte nei più importanti musei del mondo, sono visioni in sospeso tra cinema e pittura, ossessionate dal paesaggio e dalla memoria.

In tempi in cui il festivalismo internazionale rischia di diventare un circuito autoreferenziale, la guida di Wenders ci piace e diventa un valore ulteriore, oltre i confini del giudizio della gara, invitando autori e pubblico a interrogarsi sul rapporto fra forma e contenuto.

Benvenuto Presidente.


I lavori più conosciuti di Wenders

Film:

Paris, Texas (1984)
Palma d’Oro a Cannes.
Un viaggio struggente nei deserti dell’America e nei deserti dell’anima. Una riflessione sul silenzio, l’abbandono, la memoria.

Il cielo sopra Berlino (Der Himmel über Berlin, 1987)
Forse il suo film più iconico, di cui vi parliamo qui: angeli, città divisa, poesia, Rilke, Peter Falk e il Muro di Berlino.

Lisbon Story (1994)
Un film sul cinema stesso, sul suono, sulla nostalgia. Girato a Lisbona in un’atmosfera sospesa e contemplativa.

Fino alla fine del mondo (Until the End of the World, 1991)
Un’epopea sci-fi visionaria e sperimentale, riscoperta negli ultimi anni in versione restaurata da oltre 4 ore.

Alice nelle città (Alice in den Städten, 1974)
Un road movie lirico e minimale, spesso considerato uno dei suoi capolavori più intimi.

Documentari:

Buena Vista Social Club (1999)
Film che ha riportato alla ribalta mondiale i musicisti cubani storici. Nomination all’Oscar, e una colonna sonora che ha fatto storia.

Pina (2011)
Omaggio in 3D alla coreografa Pina Bausch. Innovativo nell’uso della tecnologia per la danza e la performance.

Il sale della terra (The Salt of the Earth, 2014)
Co-diretto con Juliano Ribeiro Salgado, ritratto del fotografo Sebastião Salgado.

Anselm (2023)
Un recente documentario in 3D dedicato all’artista tedesco Anselm Kiefer, tra memoria, guerra e materia pittorica.