Annunciati i sei giurati che affiancheranno il regista tedesco nella Competition. Un gruppo che non possiamo non definire “eterogeneo”
Vi presentiamo la Giuria Internazionale della Berlinale 2026 (il mondo da 7 punti di vista)
La 76ª edizione della Berlinale ha ufficializzato i nomi della Giuria Internazionale che sarà responsabile dell’assegnazione degli Orsi d’Oro e d’Argento ai film in concorso. Il gruppo, annunciato il 28 gennaio scorso, riunisce professionisti con percorsi e sensibilità cinematografiche diverse, riflettendo la vocazione globale del festival berlinese.
Come già anticipato, la sezione Competition sarà guidata da Wim Wenders, figura chiave del nuovo cinema tedesco. Il regista porta con sé oltre cinquant’anni di esperienza internazionale ed è autore di titoli divenuti pietre miliari del cinema mondiale come Paris, Texas e Il cielo sopra Berlino. La sua nomina, noi la leggiamo così, è un tributo al profondo legame con la kermesse, dove ha presentato spesso i suoi film e ha ricevuto l’Orso d’Oro alla carriera nel 2015 (qui la lista completa). Non ci dilungheremo oltre su Wenders, qui il nostro recente articolo,
Accanto a lui siederanno:
Min Bahadur Bham è un regista e produttore nepalese nato nel 1984 in una remota area dell’Himalaya. Dopo studi in filosofia buddista, scienze politiche e antropologia, ha sviluppato un cinema profondamente legato alla cultura e ai paesaggi del Nepal. Il suo corto Bansulli (2012) è stato il primo film nepalese selezionato alla Mostra di Venezia, mentre il debutto nel lungometraggio, The Black Hen (2015), ha vinto il premio Fedeora a Venezia e rappresentato il Nepal agli Oscar. Con Shambhala (2024), primo film nepalese in concorso alla Berlinale, ha dimostrato uno sguardo personale su temi universali, raccontando il viaggio di una donna tra i monti e le costrizioni della tradizione. Bham è anche attivo come produttore e mentore per le nuove generazioni di cineasti asiatici. Il suo cinema unisce osservazione antropologica, narrazione poetica e attenzione alle minoranze, contribuendo all’emersione del Nepal nel panorama del cinema mondiale.
Classe 1979, Bae Doona è un’attrice sudcoreana nata a Seoul. Figlia di un’attrice di teatro, ha iniziato come modella prima di passare alla recitazione alla fine degli anni Novanta. Il suo primo ruolo importante è nel film Barking Dogs Never Bite (2000), seguito da interpretazioni nei lavori di registi coreani come Take Care of My Cat e Sympathy for Mr. Vengeance, che la fanno notare come presenza versatile e intensa. All’estero si impone con The Host di Bong Joon‑ho e in Air Doll di Hirokazu Kore‑eda, confermando una capacità di spaziare tra generi e registri con naturalezza. La sua carriera internazionale prosegue con ruoli nei film Cloud Atlas e Jupiter Ascending e nella serie Sense8, portandola ad essere una delle interpreti asiatiche più riconosciute nel cinema e nella serialità globali. Di recente ha recitato in produzioni come Next Sohee e continua a lavorare tra Corea e progetti internazionali.
Shivendra Singh Dungarpur è un regista, produttore, archivista e restauratore indiano noto per il suo impegno nella salvaguardia del patrimonio cinematografico del suo paese. Nato nel 1969 a Patna e formatosi alla Film and Television Institute of India, ha fondato nel 2001 la sua casa di produzione, Dungarpur Films, con cui ha realizzato documentari e cortometraggi oltre a spot e campagne pubblicitarie premiati. Il suo primo documentario di rilievo, Celluloid Man (2012), racconta la vita dell’archivista P. K. Nair e ha vinto due National Film Awards, ponendo l’accento sull’importanza della memoria filmica. Seguono The Immortals (2015) e l’epico CzechMate: In Search of Jiří Menzel (2018), un approfondito ritratto della New Wave cecoslovacca. Nel 2014 ha fondato la Film Heritage Foundation, la prima organizzazione indipendente in India dedicata alla conservazione, restauro e diffusione del patrimonio cinematografico nazionale e regionale; sotto la sua guida la fondazione ha raccolto centinaia di titoli storici e realizzato importanti workshop di formazione di archivisti. Per il suo contributo alla cultura cinematografica è stato insignito del Vittorio Boarini Award dall’Archivio di Bologna, riconoscimento internazionale per l’impegno nella preservazione delle arti filmiche.
Newyorkese, Reinaldo Marcus Green è un regista, sceneggiatore e produttore statunitense nato nel Bronx nel 1981 da padre afroamericano e madre portoricana. Dopo una formazione in educazione e un’esperienza come insegnante, si è formato alla Tisch School of the Arts della NYU. Il suo debutto nel lungometraggio, Monsters and Men (2018), ha vinto il premio speciale della giuria al Sundance per il modo incisivo con cui affronta il tema della brutalità poliziesca. Con Joe Bell (2020) e soprattutto King Richard (2021), biopic sul padre delle sorelle Williams, candidato all’Oscar come miglior film, ha confermato un cinema attento alla dimensione sociale e umana. Nel 2024 ha diretto Bob Marley: One Love, ritratto intimo e politico del musicista giamaicano. Ha lavorato anche in televisione con serie come Top Boy e We Own This City. Green è oggi una voce riconoscibile del cinema americano, capace di intrecciare racconto popolare e impegno civile.
Una presenza particolarmente dinamica nella giuria è Hikari, nome d’arte di Mitsuyo Miyazaki. Regista e sceneggiatrice giapponese, è nata a Osaka ed è attiva tra Tokyo e Los Angeles. Dopo una formazione tra danza, teatro e arti visive negli Stati Uniti, ha esordito nel 2011 con il corto Tsuyako. Il suo primo lungometraggio, 37 Seconds (2019), ha conquistato il Panorama Audience Award alla Berlinale per il modo sensibile e ironico con cui racconta la disabilità e l’autodeterminazione. Ha diretto episodi di serie di successo come Beef e Tokyo Vice, dimostrando versatilità tra cinema e televisione. Con Rental Family (2025), presentato a Toronto e interpretato da Brendan Fraser, ha esplorato il tema delle famiglie surrogate nella società giapponese. Hikari si distingue per uno stile intimo, visivo e profondamente umano.
Infine, Ewa Puszczyńska, polacca. È una delle produttrici più influenti del cinema europeo contemporaneo. Nata a Łódź, si è formata in Letteratura Inglese prima di entrare nel mondo del cinema. Ha lavorato per oltre vent’anni con Opus Film, dove ha coprodotto opere acclamate come Ida e Cold War di Paweł Pawlikowski, vincitori di Oscar e premi internazionali. Con la sua nuova società, Extreme Emotions, ha prodotto The Zone of Interest di Jonathan Glazer, dimostrando attenzione per progetti autoriali di rilievo culturale. Membro della European Film Academy e dell’Academy di Hollywood, Puszczyńska è nota per la capacità di mettere assieme rigore produttivo e visione artistica, lavorando con registi che affrontano la memoria, l’identità e la Storia con linguaggi innovativi.
(*) Le foto sono di: Gerhard Kassner (Wenders); Angad Dhakal (Min Bahadur Bham); Mok Jung Wook (Bae Doona); Sunhil Sippy (Shivendra Singh Dungarpur); Ema P. Hershman (Reinaldo Marcus Green); Corey Nickoles (Hikari); WBD/Agnieszka K. Jurek (Ewa Puszczyńska)
Fonte: https://www.berlinale.de/en/festival/awards-and-juries/international-jury.html

Articolo a cura della redazione

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