16 Giugno 2026

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Dalla techno alla storia del cinema: la Deutsche Kinemathek riapre all’E-Werk

Non un museo silenzioso ma uno spazio da abitare: la Kinemathek riapre all’E-Werk e racconta il cinema tedesco come processo, industria e pratica quotidiana. Nella foto "Screentime", una istallazione alla Kinemathek E-Werk. Foto: Nancy Jesse

Tra club culture e archeologia delle immagini, la Deutsche Kinemathek inaugura la nuova sede all’E-Werk con un percorso immersivo che ripensa la storia del cinema.

Dalla techno alla storia del cinema: la Deutsche Kinemathek riapre all’E-Werk

Ne avevamo già parlato qui e in diverse occasioni, non per vezzo ma perché lo ritenevamo un momento di assoluta importanza. Il 23 gennaio la Deutsche Kinemathek ha riaperto al pubblico nella nuova sede dell’E-Werk, ex sottostazione elettrica nel centro di Berlino e, negli anni Novanta, uno dei club techno più iconici della città.

L’apertura è stata affidata all’installazione immersiva Screentime – Geschichten aus Film, Fernsehen und Alltag, che ha trasformato la grande sala industriale in uno spazio multimediale da percorrere e vivere. Superfici sospese, proiezioni e installazioni video hanno costruito un percorso capace di attraversare 130 anni di storia del cinema e oltre mezzo secolo di televisione, tra Est e Ovest. Il racconto ha alternato immagini iconiche e materiali di lavoro, mostrando il cinema come pratica quotidiana prima ancora che come mito.

Il percorso ha rimesso in circolo anche dati spesso dimenticati: il cinema muto era già a colori, grazie alla colorazione manuale delle pellicole; la televisione a colori sarebbe arrivata solo nel 1967. Le prime star del cinema tedesco, da Henny Porten a Asta Nielsen, sono tornate a brillare accanto a volti più recenti, in una sequenza che ha evitato gerarchie rigide. L’idea non era costruire un pantheon, ma una linea di continuità.

Un nucleo centrale resta la Marlene Dietrich Collection, uno dei patrimoni più noti della Kinemathek. Costumi di scena, oggetti personali, lettere e piccoli cimeli restituiscono la figura di Marlene Dietrich senza enfasi celebrativa, mettendo in evidenza il lavoro sull’immagine, l’ambiguità di genere, il passaggio da Berlino a Hollywood. Accanto, i lasciti di attori e registi come Heinz Rühmann aiutano a leggere il cinema come industria culturale, non solo come arte.

La storia istituzionale accompagna quella delle immagini. La Deutsche Kinemathek nasce nel 1963 su iniziativa del regista Gerhard Lamprecht, a partire dalla sua collezione privata. Nel 2000 l’approdo al Filmhaus segna l’apertura museale, completata nel 2006 con il museo della televisione. Oggi l’E-Werk è il nuovo contenitore: meno vetrina rappresentativa, più spazio da abitare.

Nel percorso trovano posto anche i grandi titoli del cinema tedesco, dai frammenti di Metropolis di Fritz Lang a L’angelo azzurro, fino ai film del dopoguerra, al cinema sotto il nazionalsocialismo e agli autori in esilio, ai successi più recenti come Lola corre e La vita degli altri. Manifesti, bozzetti, costumi e oggetti di scena accompagnano le proiezioni, ricordando la dimensione materiale della celluloide.

Il weekend inaugurale, dal 23 al 25 gennaio, si è svolto a ingresso libero e ha incluso proiezioni, incontri e attività anche per famiglie. Questi nuovi spazi ospiteranno la Retrospettiva della Berlinale dedicata agli Anni Novanta.


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